Redazionali

Maserati Bora, un matrimonio italo-francese

Maserati Bora

Federico Marcuzzo

L’altra sera leggevo il numero di gennaio di Ruoteclassiche.
Arrivato all’articolo sull’evento Milano AutoClassica vedo una foto dello stand Maserati con tre auto: le due più “classiche” riesco a ricondurle alla casa del Tridente, ma la prima a sinistra mi lascia a bocca aperta. Si capisce ovviamente che è un’auto d’epoca, ma è talmente proiettata nel futuro che, anche vista 47 anni dopo la nascita, sembra sempre avanti rispetto ai tempi…è una Maserati Bora.
Il profilo, soprattutto nella parte posteriore, è unico, così come i cerchioni (progettati e prodotti dalla Campagnolo) che sembrano un disco volante.
Anche il tetto in acciaio inossidabile spazzolato merita una nota quanto a personalità.
Cercando un po’, si scopre che la spinta a creare qualcosa di diverso venne data dal nuovo ammistratore , Guy Malleret, di provenienza Citroën insediatosi a Modena nel marzo 1968 a seguito dell’entrata della Maserati nell’orbita della Casa francese: la matita di Giugiaro fece il resto.
 
 
Motore centrale V8 bialbero 4700cc di cilindrata con 4 carburatori Weber, circuito idraulico ad alta pressione ereditato dalla Citroën per la gestione di servofreno, frizione e fari a scomparsa e una potenza erogata di 310 cavalli erano le carte da giocare per contrastare Lamborghini e De Tomaso che stavano riscuotendo grande successo commerciale rispettivamente con la Miura e la Mangusta. 
Al tempo l’auto non ebbe molta fortuna, oggi vedendola sfrecciare potremmo definirla un’opera d’arte incompresa, sebbene i vertici del Tridente la vollero dotare di finiture in pelle di altissimo livello, di un vano bagagli anteriore discretamente capiente per poter contenere comodamente due valigie e di una abitabilità ai massimi livelli per rispondere alle richieste del cliente tipo del marchio.
A pochi anni dalla presentazione la crisi petrolifera penalizzò pesantemente il mercato delle supersportive, e per sopravvivere dovette rivolgersi, con alcune modifiche dovute alle restrittive norme anti-inquinamento che già al tempo vigevano, al mercato americano dove la Maserati godeva di una fama.
Va riconosciuto ai francesi il merito di aver  sempre osato più degli altri. Quando il loro coraggio si unisce all’equilibrio e alla classe italiani, può nascere qualcosa di nuovo e unico come la Bora.
 

Lascia un commento