Redazionali

Rétromobile: passione made in France

Andrea Zanovello

Tornato da Torino, tempo di rifare la valigia e mi ritrovo nuovamente in partenza: stavolta la meta è Parigi. Ad ispirare il viaggio verso la sempre affascinante capitale francese è il desiderio di visitare la mostra Rétromobile che per noi appassionati è uno di quegli eventi al quale prima o poi bisogna presenziare

I saloni italiani li ho praticamente visitati tutti, ad Essen ci sono andato qualche anno fa, qualche museo all’estero l’ho messo nel paniere e visto che il mio 2018 ha come obiettivo l’andare ad alcuni eventi internazionali, ho deciso di partire proprio da Parigi, abbinandovi anche una giornata da turista in giro per la città; meteo permettendo visto che le previsioni non ispirano ottimismo.

Ed è proprio la situazione meteorologica a tener banco fin dal giorno della partenza: Parigi è stata ricoperta da una fitta nevicata che ha messo in difficoltà l’attività degli aeroporti e l’orario di partenza subisce uno slittamento; dopo un secondo rinvio, finalmente riusciamo a partire e verso le 14,30, con tre ore di ritardo atterriamo circondati dalla neve che rende l’atmosfera decisamente particolare.

La mostra ha appena aperto i battenti e per la prima giornata è prevista la chiusura alle 22: ho tutto il tempo per sistemarmi in hotel e in una ventina di minuti, arrivare all’ingresso comodo da raggiungere col tram.

Tre i padiglioni, uno dei quali, a piano terra e dalle dimensioni maggiori: decido di visitarne una parte ed il resto riservarlo per la giornata di venerdì. Inizio lo zigzagare tra gli stand e trovo un gran numero di librerie dove abbonda la proposta di volumi dedicati alle vetture francese; numerosi anche gli stand di modellismo nei quali ho visto tanti obsoleti scala 1/43, alcuni dei quali molto rari. Notevole anche la proposta di automobilia, mentre salta all’occhio la scarsa presenza di venditori di ricambi, soprattutto a confronto con le nostre mostre scambio dove pezzi vecchi e nuovi, vengono offerti in gran abbondanza. Trovo oggetti interessanti da acquistare: ne memorizzo la posizione dei venditori per ritornarci il venerdì e rientro in hotel.

Giovedì, confortato anche dalla giornata di sole, mi cimento in una lunga camminata sugli Champs Elysées ghiacciati, dato che la neve non è stata del tutto rimossa. Una piacevole visita al Louvre, quasi doverosa, e una piacevole cena concludono la seconda giornata, indenne da scivoloni sul ghiaccio.

Venerdì, le previsioni meteo trovano puntuale conferma: mentre mi reco al parco esposizioni di Versailles, inizia a fioccare la neve. Riprendo la visita nel padiglione 1 e metro dopo metro mi inoltro in un cammino che porta ad ammirare mezzi di altissimo livello. Oltre agli spazi gestiti da Renault, Peugeot e Citroen che raggruppano anche diversi club dei vari modelli, vi sono quelli di commercianti stranieri che presentano una rassegna di vetture davvero notevole; molte sono italiane e soprattutto delle Ferrari si arriva a perderne in conto: in uno stand vi erano ben nove esemplari di “250”! E a far loro compagnia, Maserati, Alfa Romeo, Lamborghini, una rarissima Iso Grifo, spaziando per altri esemplari da corsa e anche qualche F1 degli anni ’80 e ’90 oltre alla Mercedes 190 AMG dell’idolo Johnny Hallyday recentemente scomparso.

Di tutt’altro genere, ma indiscutibile valore storico, anche uno dei prototipi della Citroen 2 CV, quello che venne ritrovato alcuni anni or sono e che è stato esposto nello stato in cui fu rinvenuto. Degna di nota anche l’area riservata agli artisti presso i quali si sono ammirate opere davvero originali, spesso dai prezzi proibitivi. Come proibitivo era il prezzo della birra alla spina venduta, a nove euro nel bicchiere da 0,5 litri. Come nel più scontato dei “cartelli”, tutti la proponevano a quel prezzo; e la coda alla casa ne dava loro ragione. Paradossalmente la lattina di coca cola ne costava solo due.

Salito al primo piano ho attraversato un largo corridoio dove è stata allestita un’interessante galleria dedicata a dei mezzi, tutti francesi, protagonisti di vari record: si andava dalla recente Peugeot 208 che ha corso la Pikes Peak del 2013, ad un ciclomotore Peugeot 104 guidato da un ragazzino di dodici anni, che, visto il minor peso , rispetto al padre risultava venti secondi più veloce al giro; il tutto passando per la Citroen 2CV prototipo che nel 1953 conquistò nove records sul circuito di Monthléry.

Club locali, commercianti di auto dai costi abbordabili, ma anche di abbigliamento, di oggettistica tipo flipper e juke box, si alternano nel padiglione 2 mentre il 3 propone un altro stand…sconsigliato ai deboli di cuore, nel quale viene allestito uno straordinario tributo al genio di Carlo Abarth grazie all’esposizione di una ventina di straordinarie vetture della collezione Engelbert Moll. Poco distante, un’altra interessante rassegna tematica è dedicata al grande pilota, ma anche ingegnere e costruttore Jean-Pierre Wimille; molto interessanti oltre alle sue vetture da corsa, alcuni prototipi dell’avveniristica JPW-01 presentata nel 1948.

Il salone non è molto vasto, se confrontato con quelli di Essen o di Padova, e quindi c’è tutto il tempo per ripassare tra gli stand per degli acquisti e uno dei questi mi permette di aggiungere un nuovo esemplare alla mia collezione di giochi da tavolo con la tematica delle automobili.

Dopo tre giorni in cui gambe e piedi sono stati messi alla prova, rientro in hotel dopo aver cenato e mi preparo al ritorno a casa dopo aver vissuto una nuova interessante esperienza che consiglio vivamente a tutti gli appassionati di autostoriche.

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